Scritto con l'AI?
Sì, anche questo.
E non lo nascondiamo.
Il web del 2026 si sta riempiendo di testi generati in serie: già nel 2024 almeno il 13,5% degli abstract scientifici passava da un modello linguistico. Noi l'AI la usiamo, ma con un metodo preso da 18 studi arXiv: idee umane prima, più varianti, revisione finale a mano. Qui ti spieghiamo come. E come riconoscere chi non lo fa.
Risposta breve: sì, in EON Works usiamo l'AI anche per scrivere, e questa pagina non fa eccezione. La differenza la fa il processo: idee, cifre e dettagli locali li mettiamo noi prima di aprire il modello, generiamo più varianti e non accettiamo mai la prima, e la revisione finale è sempre umana. Il metodo viene da 18 studi pubblicati su arXiv tra il 2024 e il 2026, che abbiamo letto per capire cosa separa un testo con una voce da uno generato in serie.
Come si riconosce un testo scritto con l'AI
Nel 2024 sono comparse ovunque le stesse parole: «delve», «intricate», «pivotal». Uno studio su 15,1 milioni di abstract scientifici (Kobak et al., arXiv 2406.07016) ha misurato il fenomeno: almeno il 13,5% degli articoli del 2024 era passato da un modello. In italiano gli indiziati sono altri: «cruciale», «approfondire», «panorama», «un'esperienza unica», «atmosfera accogliente».
Le liste di parole però invecchiano in fretta. Quando «delve» è diventato uno zimbello sui social, la gente ha smesso di usarla nel giro di pochi mesi (arXiv 2502.09606). Il segnale che resta è un altro: l'uniformità. Un sistema che guarda solo 68 caratteristiche di superficie distingue AI da umano nel 97% dei casi (arXiv 2511.21744), e la caratteristica che pesa di più è la regolarità. In pratica, i segnali sono questi:
- Frasi tutte della stessa lunghezza, punteggiatura sempre uguale, un ritmo da metronomo.
- Enfasi vuota: aggettivi che valutano senza informare. «Straordinario», «di alta qualità», «all'avanguardia».
- Nessuno che parla: zero prima persona, zero domande al lettore, zero opinioni firmate.
- Dettagli vaghi: «una città ricca di storia» invece di «Siena, dentro le mura, a due passi da Piazza del Campo».
- La morale spiegata nel paragrafo finale, come nei temi delle medie.
Il rischio vero: suonare come tutti gli altri
C'è un problema più serio delle parole spia. In un esperimento con 36 gruppi di partecipanti (arXiv 2402.01536), chi scriveva con l'AI si sentiva più creativo, ma i testi di persone diverse finivano per assomigliarsi tra loro. Ognuno contento del suo. Peccato fosse quasi uguale a quello del vicino, e i tentativi di aggirare il problema con prompt più creativi non hanno cambiato il risultato.
Per un'attività di provincia il danno è doppio. Il baricentro culturale dei modelli è americano (arXiv 2409.11360), e le prime cose che un modello lima via sono proprio quelle che ti distinguono: il registro, i riferimenti locali, il modo in cui parli ai tuoi clienti da vent'anni. Davanti a un testo generato la domanda da farsi è una: lo scriverebbe chiunque con lo stesso prompt? Se sì, non sta dicendo niente di te.
Come scriviamo noi: il processo in quattro passi
- Prima le idee, poi il modello. Tesi, cifre, aneddoti e dettagli locali li mettiamo per iscritto noi, prima di aprire l'AI. Il modello amplifica un'intenzione: se l'intenzione non c'è, amplifica il nulla.
- Più varianti, mai la prima uscita. La prima proposta di un modello è la più probabile, cioè la più simile a quella di chiunque altro. Ne chiediamo diverse, divergenti tra loro, e scegliamo.
- Esempi di voce, non istruzioni generiche. Al modello diamo testi nostri già approvati come riferimento. Chiedere «scrivi in tono professionale» non protegge dall'appiattimento: è misurato.
- Revisione finale umana, sempre. Con una checklist di dieci punti ricavata dagli studi: varianza delle frasi, taglio dell'enfasi vuota, dettagli nominati, niente morale spiegata. È il passaggio che decide se il testo è nostro o del modello.
Fonti principali: Kobak et al. 2024 (arXiv 2406.07016), Geng & Trotta 2025 (arXiv 2502.09606), Anderson et al. 2024 (arXiv 2402.01536), Agarwal et al. 2024 (arXiv 2409.11360), più altri 14 studi su stilometria e post-editing letti a luglio 2026.
E la SEO? Google penalizza i testi scritti con l'AI?
No, e lo dice Google stessa: conta l'utilità del contenuto, non lo strumento con cui è stato prodotto. Quello che affonda un sito è il testo generico che non risponde a nessuna domanda vera, ed è esattamente quello che esce quando l'AI si usa senza metodo. Vale anche al contrario: i motori di ricerca AI, da ChatGPT alle AI Overviews, citano volentieri le pagine con numeri, date e fonti verificabili. Le stesse cose che rendono un testo credibile per un lettore in carne e ossa.
Se ti stai chiedendo quanto costa un sito fatto così, i prezzi li abbiamo pubblicati: quanto costa un sito web nel 2026. E se hai già un sito che non dice niente di te, scrivici: siamo EON Works, lavoriamo da Rapolano Terme, in provincia di Siena, e i testi li firmiamo volentieri.
Domande su testi e AI
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I contenuti del vostro sito sono scritti con l'AI?
In parte sì, questa pagina compresa. Le idee, le cifre e i riferimenti locali li mettiamo noi prima di aprire il modello; l'AI propone varianti, noi scegliamo, tagliamo e riscriviamo a mano. Se il risultato suona come EON e non come un modello, il processo ha funzionato.
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Come si riconosce un testo scritto con l'AI?
Il segnale più affidabile non sono le parole spia tipo «cruciale» o «approfondire», che passano di moda in pochi mesi, ma l'uniformità: frasi tutte della stessa lunghezza, enfasi vuota a ogni riga, nessuna prima persona, dettagli vaghi al posto di nomi, cifre e date. E il paragrafo finale che spiega la morale del pezzo.
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Google penalizza i testi scritti con l'AI?
No. Google dichiara di valutare l'utilità del contenuto, non lo strumento con cui è stato prodotto. Quello che penalizza, e che i lettori penalizzano ancora prima, è il testo generico che non risponde a nessuna domanda vera: il risultato tipico dell'AI usata senza metodo.
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Usate l'AI anche per i testi dei siti dei clienti?
Sì, con lo stesso processo che usiamo per noi: prima raccogliamo da te fatti, cifre e il modo in cui parli ai tuoi clienti, poi il modello genera varianti e noi facciamo l'editing finale. Il tempo risparmiato sulla stesura lo spostiamo su quello che l'AI non sa fare: conoscere la tua attività.
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Ho già dei testi fatti con ChatGPT: potete sistemarli?
Sì, capita spesso. Di solito la struttura si salva e il lavoro sta nel togliere l'enfasi vuota, rimettere dettagli veri (nomi, numeri, luoghi) e ridare al testo la voce di chi lo firma. Mandaceli e ti diciamo cosa terremmo.
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